✒️ di Cristian Alaimo Dai social alle urne: è questa la nuova traiettoria che molti giovani stanno seguendo, compreso Alessio Ciolino. I social non sono più solo un luogo di intrattenimento, ma diventano una vera e propria palestra per la partecipazione civica. Alessio Ciolino, palermitano di 36 anni e padre single, è diventato famoso su TikTok grazie a video ironici, ma anche a segnalazioni sociali concrete. Con oltre 110mila follower, oggi decide di trasformare quel seguito digitale in consenso elettorale. Il suo movimento “Per Palermo” è nato per dare voce ai cittadini delle periferie, spesso ignorati dalle istituzioni. Il suo percorso è emblematico di un trend in crescita: dai social alle urne, sempre più creator decidono di impegnarsi sul campo. Ma quali sono le differenze tra notorietà online e consenso politico? E come si costruisce una vera credibilità al di fuori dello schermo? Nel resto dell’articolo esploreremo l’evoluzione di Ciolino, le sue alleanze, le tappe del suo tour nei quartieri di Palermo, e i rischi (e le opportunità) di un nuovo modo di fare politica, ibrido e connesso. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’esplosione di influencer che si affacciano alla politica. Non solo in Italia, ma anche all’estero, dove figure nate sui social hanno raggiunto cariche istituzionali. Ma ciò che distingue Ciolino è la volontà di legare la notorietà a un impegno locale, autentico, concreto. A differenza di altri tentativi estemporanei, Ciolino ha scelto di strutturare la sua azione politica. Con il sostegno di una rete professionale e il dialogo con il movimento Controcorrente, punta a un modello di cittadinanza attiva che parte dai bisogni quotidiani. La comunicazione è il cuore pulsante del suo percorso. Ogni video, ogni diretta, ogni contenuto ha una funzione: denunciare, mobilitare, proporre. Non è solo spettacolo: è strategia narrativa. Con il suo linguaggio schietto, Ciolino raggiunge pubblici lontani dalla politica. Giovani, famiglie, lavoratori. Parla della città che vive ogni giorno, con empatia e realismo. In questo senso, “Per Palermo” non è solo un progetto elettorale, ma un esperimento sociale. Uno degli elementi più rilevanti è il tour che ha programmato nei quartieri popolari di Palermo. Zen, Sperone, Arenella, Acquasanta: non semplici tappe, ma laboratori di ascolto. Qui non si limita a parlare, ma a raccogliere. Idee, proposte, denunce. Lo fa con una sedia sotto braccio, pronto ad aspettare fuori dagli uffici pubblici, pronto a dare voce a chi viene ignorato. Il suo slogan “Fatta fu!” è diventato un simbolo di determinazione e concretezza. Ciolino non è il primo a provarci. Nel 2023, Salvo Cinturino e Anthony Russo si candidarono a Catania, ma senza successo. La differenza? Strategia e coerenza. Dove altri puntavano sulla visibilità, Ciolino lavora sulla costruzione del consenso, sul radicamento, sull’organizzazione. “Per Palermo” è un contenitore civico ma non improvvisato. Le linee guida parlano di trasparenza, decentramento, attenzione alle fragilità. La sfida è tradurre questi valori in azione amministrativa, senza perdere la connessione con la base. I suoi riferimenti non sono i partiti classici, ma le esperienze civiche dal basso. Modelli che funzionano dove la politica tradizionale ha fallito. Il caso Ciolino potrebbe aprire un varco. Se il progetto avrà successo, molti altri seguiranno. Cambierà il modo in cui si costruisce consenso? Forse sì. Ma cambierà anche la qualità della rappresentanza? È questa la vera domanda. Se dai social si arriva alle urne, occorre garantire contenuto, visione, competenza. Ed è su questo che si giocherà la credibilità di Ciolino e di chi verrà dopo. Come in ogni fenomeno di rottura, anche qui le reazioni sono contrastanti. C’è chi lo accusa di populismo, chi lo esalta come esempio di cittadinanza attiva. C’è chi lo guarda con diffidenza, chi con entusiasmo. Ma una cosa è certa: se ne parla. E la politica che fa discutere, che stimola confronto, è già un passo avanti rispetto alla stagnazione. Ciolino è consapevole dei suoi limiti. Non si presenta come un salvatore, ma come un catalizzatore. Non promette miracoli, ma impegno, costanza, dedizione. Questo approccio, disarmante per la sua semplicità, potrebbe essere l’arma vincente. ✒️ di Cristian Alaimo Un modello che si consolida
Una comunicazione popolare ma strategica
Il contatto diretto con la città
Le differenze con altri tentativi
Un’identità politica in costruzione
Dai social alle urne L’effetto domino
L’opinione pubblica divisa
La forza della coerenza
Dai social alle urne Alessio Ciolino incarna un nuovo modo di pensare la politica. Non perfetto, non infallibile, ma sincero. Un esperimento da seguire con attenzione, perché il cambiamento, a volte, inizia proprio da una diretta su TikTok.
Per approfondire il ruolo degli influencer in politica, puoi leggere anche questo articolo su MeridioNews. Scopri di più sul fenomeno degli influencer candidati su Controcorrente.
La Redazione